Fuga di mezzanotte (in Birmania)

Koh Tao.
Giorni di bassa.
E giorni di alta.
Marea si intende.
Succede che quando arrivi in Thailandia in aereo ti danno un visto.
Che ti permette di stare legalmente nel paese per trenta giorni.
Alla fine dei trenta giorni puoi decidere sul da farsi.
Puoi restare nel paese illegalmente.
Ma al momento dell’espatrio dovrai pagare 500 baht (una decina di euro) per ogni giorno di overstay.
Se poi di giorni da illegale te ne sei fatti troppi.
Tipo trenta.
Ti sbattono in galera.
Poi puoi fare un Visa Run.
Che non vuol dire correre dietro ad una carta di credito.
Il Visa Run e’ semplicemente un viaggio con il fine di raggiungere il confine piu’ vicino, uscire dallo stato, e rientrare dopo pochi minuti.
Con un nuovo timbro sul passaporto.
E un nuovo visto di soggiorno.
Un Visa appunto.
Le opzioni sono varie.
Una molto gettonata e’ la Malaysia.
La cosa buona e’ che se decidi di andare da Sandokan, arrivi direttamente ad un’ambasciata.
E al momento del rientro hai trenta giorni daccapo.
Purtroppo questo Visa Run ti porta via tre o quattro giorni di viaggio.
Un tempo troppo lungo per me.
Visto che ho ancora troppi esami da sostenere per diventare divemaster.
E Scuba Junction chiude per ferie il primo di novembre.
Decido allora di tentare la carta Birmania.
Che molti chiamano Burma.
E molti altri Myanmar.
Solo un giorno di viaggio.
Un ragazzo birmano, con cui ogni tanto mi ritrovo al Lotus Bar per l’aperitivo dopo le immersioni, mi fissa un po’ agganci per superare il confine senza nessun problema.
Parto alle undici e mezza di sera dal porto di Mae Had, la citta’ principale di Koh Tao.
La nave non e’ l’Amerigo Vespucci.
Nel senso che lascia poco spazio ai vezzeggiativi e lustrini.
E’ una nave cargo.
Molto sgarruppata in superficie.
Ma molto solida e affidabile.
Ed essendo molto, molto lenta (ci metto sei ore e mezza per un viaggio che ne richiederebbe due con una nave normale), mi da il tempo di dormire come se fosse una notte normale.
La scelta di questa imbarcazione e’ dettata dal fatto che vorrei passare qualche ora con gente Birmana.
Giusto per fare due chiacchere.
Purtroppo, o per fortuna, sulla nave mi ritrovo completamente solo.
Mi accampo in un angolo della sottocoperta.
Ventilato e spaziosisimo.
Con qualche ragno per giocarmi la merenda a morra o bere Rum.
Il mare e’ calmissimo e la notte vola via.
Forse la prima volta in vita mia che riesco a dormire su un mezzo di trasporto.
Il cessato rumore dei motori mi fa capire che stiamo attraccando a Chumpon.
Saluto il capirtano e i due mozzi e scappo via.
Purtroppo la signora che sta aprendo il mercato di fronte al porto mi avvisa che il mio autista arrivera’ non prima di un’ora.
Che qui la domanda sorge spontanea.
Come strac… faceva a sapere chi ero e come faceva a sapere che stavo aspettando un autista.
Un altro mistero di questo stato.
Dove tutto sembra cosi’ precario.
Dove tutto sembra volare via in nuvole di polvere.
E dove invece le notizie corrono velocio pure loro.
Che tutti sanno tutto di tutti.
Davvero incredibile.
Mi offre una colazione particolare.
Patate dolci e latte di cocco.
E nonostante siano le sei meno un quarto di mattino.
Vanno giu’ che un piacere.
L’autista si presenta con un Van luccicante.
Ma pure con…
Patate dolci sul cruscotto.
Pure lui.
Che quando me le offre tutto sorridente non posso proprio dire di no.
Non potendo comunicare in inglese.
E non potendo comunicare in genarale.
Visto che ho la bocca, la gola e pure l’anima impastata di patate dolci…
Ci scambiamo qualche sorriso sulle macchine che sorpassiamo.
Sovraccariche come i muli di Brancaleone.
Centrotrenta chilometri di dolci colline.
Fatte di verde.
Verde legale di palme.
E pure verdi molto meno legali.
Cosi’ come la guida dell’autista.
Che o gli scappava che non la teneva e non voleva deludermi fermandosi.
Oppure Ferrari… abbiamo il campionissimo del futuro.
Tutto il tempo il doppia linea continua.
Doppiette e taccopunta.
Taccopunta e controsterzi.
Sto asfalto lo bruciamo.
Un paio di check point militari, molto sorridenti, e arriviamo a Ranong.
Ultima citta’ della Thailandia.
Con tutti cio’ che una citta’ di frontiera si porta dentro.
Dopo qualche chiacchiera con la polizia di frontiera, rigorosamente in borghese, mi imbarco su una long tail per raggiungere le coste Birmane.
Con me c’e’ un ragazzo australiano.
Al momento dell’espatrio gli chiedono 8000 baht…
E da tipico australiano.
Mi guarda.
Con l’occhio stanco delle serate precedenti.
Notti di half moon party.
Mi fa.
Imma allittle bitt late mate.
Am saccia a old leisi cant…
Che tradotto vuol dire: Sono un po’ in ritardo cumpa’… sono una vecchia zocc… molto pigra…
Immensa cultura popolare.
Ci imbattiamo su una miriade di isolette tutte con Buddha giganti e dorati.
Davvero grandissimi.
E pure la Birmania ci accoglie con costruzioni dorate.
In realta’ in Myanmar ci stiamo non piu’ di mezz’ora.
Le pratiche doganali sono molto veloci.
E lo sarebbero addirittura molto di piu’ se avessi sigarette da offrire.
Prendetelo come un consiglio.
Avere sempre qualche sigaretta con se’.
Rimedio con qualche sorriso e caricandomi in spalla un bambino.
Che pero’ ahime’.
Mi offre pillole di viagra a 100 baht l’una.
Questo piccoletto di 7 o 8 anni viaggia con il viagra in tasca e lo vende ai turisti.
Sta globalizzazione…
Stampo nuovo sul passaporto.
E un paio di settimane senza bisogno di altri cavilli burocratici.
Il viaggio di ritorno va via molto liscio.
Mi imbarco sul traghettone superveloce che in due ore mi riporta a Koh Tao.
Un sonnellino pomeridiano.
E poi via.
Volare da Niky e Elio, i due gestori del Thaita a mangiare.
Risotto ai porcini stasera.
Che siano benedetti.
Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ Biancaneve e i sette ragni.

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