Blu

Koh Tao.
Tanote Bay.
Dall’altra parte dell’isola.
Jacques Cousteu la chiamava Rapture of the deep.
Quella sensazione che ti assale a grosse profondita’.
Negli ultimi giorni ho fatto la specialty di profondita’.
Quattro immersioni a quaranta metri.
Sempre piu’ giu’.
Che direte voi.
Da trenta a quaranta poco cambia.
Lo pensavo pure io.
Invece e’ diverso.
Molto.
Scendo con G.
Listruttore inglese che vive a Koh Tao ormai da due anni.
Ci tuffiamo dalla Manta Ray una cinquantina di metri prima di Chumpon Pinnacle.
E’ la prima volta che nuoto nel nulla.
Di solito hai sempre un punto di riferimento.
Il fondo.
La barca.
Il muro di corallo che si butta negli abissi.
O anche una scuola di pesci.
Stavolta nulla.
Blu ovunque.
Che G. di fronte a me sembra volare in un cielo densamente piu’ cieloso
O un mare cielosamente piu’ denso.
A meta’ strada incontriamo un bull shark.
Squalo Toro.
Che arriva.
Ci guarda.
Capisce che non siamo ne’ belli ne’ grassi.
E allora se ne va.
Due pinnate e scompare nel nulla.
Poi a sinistra ti compare il roccione sommerso di Chumpon.
Con la sua vita infinita.
Nuvola di creature e colori.
Ma stavolta no.
Non e’ roba di pesci.
Stavolta tiriamo dritto.
Sorpassiamo il pinnacolo, sorpassiamo Barracuda Rock.
Dove incontriamo altri due squali che ci schizzano sotto a tutta velocita’.
Inseguiti da mille remore.
E arriviamo alla distesa di sabbia.
Il computer che suona l’allarme.
Quaranta metri di profondita’.
Con la temperatura dell’acqua che verso i trentasei cambia.
Di brutto.
Come passare dalla piscina dei tropici a un laghetto di collina.
Che pure il mare.
Pure l’acqua.
Che sembra tutta uguale.
Ha diversi livelli di densita’.
E conseguentemente di temperatura.
Una doccia fredda che pero’ ci sveglia dal torpore mattutino.
E dalla Manta Ray.
Che durante il viaggio ti culla per quaranta minuti.
Di dolci onde e di brezza salata.
Ed e’ a questo punto.
Che arriva.
Piano.
Inaspettata.
Molto meglio di ogni racconto.
Una leggera ebbrezza.
Un sentirsi meravigliosamente bene.
In pace con i milioni di litri d’acqua che ti avvolgono.
Litrilioni.
E ti rendi conto che stai sorridendo.
Perche’ quando lo fai.
La ruga che ti si forma sulla guancia.
Fa filtrare nella maschera un rivolo di acqua ghiacciata.
Che proprio non puoi.
Non puoi essere daccordo con gli scienziati.
Che ti dicono che e’ solo questione di nitrogeno.
Che ad alte pressioni diventa narcotico.
Un po’ troppo sbrigativa come spiegazione amici miei.
Tutti rimandati.
Dai non prendetevi male.
Amici amanti di formule e numeri.
E’ solo che qui siamo ancora un po’ drogati di blu.
Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ un matador di Tori Squali.

…senza parole…hai la capacità di far vivere sensazioni vere sembra di essere li. e poi quel “cieloso” come rende l’ idea…!!! ho trovato questo blog per caso e ogni giorno faccio un giro per vedere quali emozioni regalerai!”invidio” (tra virgolette perchè è invidia buona) tutti quelli che hanno la fortuna di conoscerti!
Eccomi. Eccoti.
Dopo 28 mesi di assenza dal blog, ti ritrovo. E torno a leggerti dopo quel marzo – aprile 2006, quando, appena entrato in questo mondo dei blog, mi commossi alla lettura dei tuoi mistici post che si scagliavano contro i deforestatori selvaggi della foresta Ammazonica; e parlavi pro indios che vi abitavano. Poi, lessa quella che mi era sembrata una favola, ma che invece era realtà, su quel padre missionario della Tasmania. Commuovente anche quel post sull’”acqua che è vita quando scorre, ma è morte quando è ferma e ristagna”. E poi, il tuo innamoramento per Mozart, dopo che avevi letto quel mio post. Ricordo ancora quando non ti piacque quel post sul “kilometro più bello d’Italia” (a Reggio Calabria) ed io lo eliminai dal blog. Però a me piaceva, ma non sono più stato in grado di recuperarlo.
Per ora ti lascio, passerò poi a leggere qualche tuo post, perchè vedo che sono piuttosto lunghi e corposi.
Ciao. E salutami Cornelio.