Le tombe di Trunyan

teschi

Trunyan.
Sulle rive del lago Batur.

Su suggerimento di Hani.
Ragazza di Java conosciuta a Gylimaniuk.
Raggiungiamo il villaggio sperduto di Trunyan.
Costa orientale del lago Batur.

Che gia’ la strada per arrivarci e’ un delirio.
Mount Ventoux quasi insormontabile per la piccola e fidata Jimny Katana.
Un paio di volte non riusciamo a superare la strada ripidissima.
Poi con una rincorsa esagerata.
E un intero villaggio che si gode lo spettacolo.
Ridendo, battendo le mani.
E coprendosi gli occhi.
Riusciamo nell’impresa.

Il villaggio di Trunyan.
A parte essere il posto piu’ imboscato che abbia mai visitato.
Ha una particolarita’.

Qui i morti non vengono sepolti.
I cimiteri di Trunyan sono a cielo aperto.
Cosa improponibile in ogni altro luogo.
L’odore sarebbe insopportabile per chiunque.
E infesterebbe aree estese per chilometri.
Qui invece cresce un albero gigante.
Il Banyan Tree.
Le cui radici hanno una proprieta’ curiosissima.
Quella di assorbire gli odori.

Il cimitero e’ un’esperienza forte.
Pensavo di non provare nulla.
Ma quando sei li’ di fronte ad uno scheletro sul terreno.
Qualcosa ti passa dentro.
E ti fa riflettere.
Sul fatto che una persona.
In due mesi dalla propria morte.
Diventa polvere.
Due mesi…

Di fronte ad ogni tomba vengono conservati gli averi del defunto utili nel trapasso.
Offerte dei parenti.
Soldi, vestiti, offerte, cibo.
Cose materiali per un viaggio etereo.
Che una volta finito.
Questo viaggio.
Le ossa vengono raccolte e sistemate insieme alle altre.
Di persone che se ne sono andate mesi o anni prima.

Nessuna identita’ dopo la morte.
Davvero incomprensibile dal mio punto di vista occidentale.
Cosa assolutamente naturale per la religione induista.

Il bello infinito.
Di essere cosi’ diversi.

caronti e banyan tree

Poi.
Purtroppo una nota negativa.
Dopo quasi un mese di Indonesia.
Questo e’ il primo posto dove i bambini.
Invece di correrti dietro ridendo e urlandoti “hello!”
Ti chiedono soldi.
E pure i vecchi del paese.
Che in ogni altro villaggio brillano di fierezza e saggezza.
Qui ti raggiungono per chiederti la carita’.
Molto strano.
Strano per un posto non turistico.
Strano perche’ il villaggio sembra relativamente ricco rispetto ad altri.
E strano perche’ a farla da padrone.
Molto boss.
E’ un losco figuro.
Un panzone baffuto di bianco vestito.
Che come direbbe il Degre.
Ha gli occhi dello schiavo e lo sguardo del padrone.
E’ solo il capobanda, ma sembra un faraone.
Unica persona disgustosa incontrata in un mese.

Poi.
Per raggiungere il cimitero dobbiamo affittare una barca…
E la contrattazione diventa pantomima.
Troppo divertente.
Prezzo richiesto dal caronte: un milione di rupie.
Prezzo controfferto dal sottoscritto: centomila.
Prezzo concordato: duecentomila.
Il caronte ci consiglia di portare una guida.
Che dopo pochi secondi diventano due.
Poi tre.

A meta’ del viaggio.
Il caronte mi fa: “dimenticavo… una volta nel cimitero, dovete fare un offerta agli dei…”
Offerta richiesta: duecentomila rupie.
Mia controfferta: diecimila.
Il tipo mi guarda.
Si guarda.
Conta i suoi compagni…
E mi fa: trentamila.

Diecimila a testa e tutti contenti.
VIva le leggi del mercato…
Rionale.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ leggermente in sovrappeso, ma soprattutto di bianco vestito.

7 Responses to “Le tombe di Trunyan”

  1. sassolinonero says:

    Ieri notte ti ho scoperto per caso. Dicembre sta inziando bene. Bene!

  2. bea says:

    riki, come sempre numero uno!bacio….

  3. riccardo says:

    ciao!

    @bea… torno prestissimo, speriamo di vederci

    @sassolinonero, grazie! hai un blog anche tu?

  4. bea says:

    ci conto riki!!!!

  5. sassolinonero says:

    no, ma per alcuni è colpo di fulmine!

  6. SekCleacyrale says:

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  7. Snonfeneins says:

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