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Allegri ragazzi si (ri)parte

fremantle2

In Blue English Version

Fremantle.
Western Australia.
Ancora qui.
Ancora questa magica citta’.

Pochi giorni fa mi e’ scaduto il dominio Tripcafe.
Quest’anno ero convinto di non avere nessun blog.
Nessun sito, diario o quelle robe li.
Non mi sarei mai aspetato di ricevere cosi’ tanti messaggi.
Dal TripForum di TripLuca, via Facebook.
E pure un sacco di mail.
Chi mi chiede che fine ho fatto.
Chi incazzato non riesce piu’ a scaricare la guida dell’Australia.

E allora eccoci qua.
Australia.
Fremantle capitolo terzo.
Negli ultimi mesi sono successe un sacco di cose.
Dopo essere rientrato in Italia per Natale, sono tornato in Thailandia per qualche mese.
Sulla mitica isoletta di Koh Tao divento Underwater Videographer.
Davvero bellissimo.
Un monte (o mare) di immersioni.
Con una videocamera in mano.
A girare documentari quando ti va bene.
A riprendere sub neopatentati quando ti va male.
Un’esperienza spettacolare.
Un lavoro che spero di tornare a fare a tempo pieno una volta portati a termine i progetti che ho in testa.
E visto che ci vorra’ un po’ di tempo…
Respiro profondo.
Succede che a gennaio.
In pieno mare di burrasca emotiva.
A un passo dalla Nuova Zelanda.
Con un lavoro possibile come dive master in Costarica.
E con la di base consapevolezza di avere le idee piu’ incasinate di un bidone di mattoncini Lego.
Con Bruce e con l’Old Fire Station di Fremantle tentiamo la difficile carta della Sponsorship.
E succede che dopo sei mesi di carteggi tra immigrazione, Fremantle, Migration Agent, Thailandia, casa etc.
E aspetta e aspetta.
E alzati la mattina a controllare la mail.
Che lo fai anche il sabato o la domenica…
Quando lo sai che ogni burocrate si sta riprendendo dalla stonata del weekend…
E al lavoro non puo’ fisicamente esserci.
E aspetta e aspetta.

Che alla fine il visto e’ arrivato.

Un ragazzo inglese, una volta, intervistato da un canale australiano disse: “Il processo di sponsorship non va inteso come una corsa dei cento metri piani. E’ piuttosto comparabile ad una maratona ad ostacoli”.
Penso che nessuno possa trovare una definizione migliore.

E allora eccoci qui.
Ancora una volta Fremantle.

Stay tuned.
Che il Tripcafe ricomincia.

P.s.: a differenze delle altre volte e degli altri viaggi questa volta il primo mese e’ stato davvero difficile. Un’inaspettata nostalgia di casa prima di tutto. E forse l’idea iniziale di ritrovare esattamente la stessa e medesima situazione di quando ero partito per tornare a a casa.
Ora pero’ e’ tutto rientrato nell’ordine delle cose.
Ancora piu’ intenso.
Ancora piu’ bello.

P.p.s.: Ancora un po’ di pazienza per la Guida sull’Australia… Sono un ignorante tecnologico. Ma il mio angelo custode Giovanni da Melbourne mi aiutera’ come al solito…

Fremantle.
Western Australia.
Still here.
Still  this magic town.

A few days ago my internet domain Tripcafe expired.
This year I was convinced I did not have any blogs.
No website, journal or those stuff there.
I would have never thaught to receive so many messages.
From TripForum of TripLuca, via Facebook.
And a lot of e-mail as well.
All wondering what I was doing.
People asking me why they cannot download my Australian Guide anymore.

So here we are.
Australia.
Fremantle third chapter.
In recent months a lot of things have happened.
After being returned to Italy for Christmas, I returned to Thailand for a few months.
On the mythical island of Koh Tao i become Underwater Videographer.
Really amazing.
A mountain (or sea) of dives.
With a video camera in hand.
To do documentaries if you’re lucky.
A spectacular experience.
Unbelievable people.
Oceans Below, my shops, literally rocks!
A job that I hope to go back fully time once completed projects in my head.
It will take ’some’ time …
Deep breath.
That happens in January.
Right in the sea of emotional storm.
Just a step from New Zealand.
With a possible job as a dive master in Costa Rica.
And with the basic knowledge of having more messy ideas than a bin of Lego bricks.
With Bruce and the Old Fire Station Fremantle we attempt the difficult card of Australian Sponsorship.
It happens that after six months of correspondence between immigration, Fremantle, Migration Agent, Thailand, etc home.
And waits and waits.
And get up in the morning to check the mail.
Why the hell you do on Saturday or Sunday …
When you know that every bureaucrat is recovering from off-key weekend …
And he can not ‘physically be there.
But you hope…
And waits and waits.

That eventually…
The visa arrives.

An English boy, when interviewed by an Australian channel said: “The process of sponsorship is not intended as a one hundred meter race plans. It ‘pretty comparable to a marathon obstacle”.
I think no one can find a better definition.

So here we are.
Again Fremantle.

Stay tuned.
That Tripcafe is on air again.

Ps: Unlike other times and other travels, this month, for the first time was really difficult. Unexpected homesick at first. And maybe the original idea of finding exactly the same and the same situation when i left.
But now everything is cooll.
Even more intense.
Even more beautiful.

Peace and Love.

Regalo di Natale

marcolino

Gallarate.
I film che trasmettono le sere di Natale.
Restano i migliori.

Scoprire che un tuo amico.
Uno dei migliori amici di tempi lontani.
Di scuole elementari.
Di merendine.
Scuola di nuoto.
Partite infinite di giochi senza regole.
Di cartoni animati.

Scoprire che hanno pubblicato un suo libro.
Una raccolta di poesie.
Ti fa stare un sacco bene.

Un altro grazie.
A chi di parole poche.
E fatti tanti.

Grazie Marcolino.

Carmina Sparsi.
Di Marco Maran.

Dalla descrizione della casa editrice:

“È un lavoro denso, profondo, quello presentato da Marco Maran nella sua silloge “Carmina sparsi”, un lavoro che disvela fin dalle prime composizioni un percorso di scavo profondo, di ricerca che parte dalle fondamenta dell’essere, dalla cantina del palazzo ideale in cui l’autore abita. Una ricerca profonda, certo, ma sapientemente orchestrata, diretta con mano ferma da outsider, da colui che non accetta di vestire i panni che la società gli impone, non segue i passi che altri hanno percorso prima di lui. Se non per scelta. Una poesia, quella di Marco Maran, non priva quindi anche di sperimentazioni, di un gusto dell’osare e del raccogliere la lezione dei giganti che ci hanno preceduto, classici che vivono quotidianamente nell’esperienza del vivere, che si fanno baluardo ma anche faro. “Carmina sparsi” è quindi in definitiva il segno di una ricerca, continua e mai interrotta, di poeticità, di autenticità nelle cose semplici, dei principi primi ed elementali di cui è fatto il mondo.”

Il garage del signor B.

cortile

Gallarate.
Neve che va sciogliendosi.
Sporcandosi di pioggia.

Saranno solo prospettive diverse.
Chiavi di lettura.
Accuse indirette.
Ma basta sempre molto poco.
Per rendersi conto di cambi.
Generazionali.
Di comportamento.

Che nevica.
Ne mette giu’ pure molta.
Non tantissima, ma sufficiente a imbiancare tutto.
I cortili diventano impraticabili.
Parcheggiare quasi impossibile.
Anche perche’ se la neve gela poi e’ tutto piu’ difficile.

Ma basta uno sguardo.
Sul cortile.
Per vedere qualcosa di strano.
Il cortile.
Una palude bianca.
Uno schifo.
Impraticabile ed impercorribile.
Con un’eccezione.
Un’isola felice.
La piazzola di fronte un garage.
Il garage del signor B.

Uno della vecchia guardia.
Uno di ottant’anni.
E poche parole.
Ma di fatti, quelli tanti.
L’unico che ha fatto qualcosa.
L’unico che ha spalato un po’ di neve.

Che voi potreste dire…
Si ma lui e’ in pensione.
Non avra’ nulla da fare.

Ok.
Ve lo concedo.
Peccato che quando avevo tre anni…
Il sigor B.
E tutti quelli di quella generazione fantastica che hanno fatto l’Italia.
Quella bella.
Il cortile lo spalavano.
Anche se lavoravano in fabbrica.
Molto piu’ di adesso.

Un’altra volta.
Un’altra incredibile mazzata.
Nella partita generazionale.
Nonni 3.
Nipoti 0.
Anzi…
Meno 7…
Come il gran freddo che fa qua fuori.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe non legge frate Indovino.

P.s.:

Una piccola nota a conclusione.
A pie’ di pagina.
Come si diceva una volta.

Al caro signor vicesindaco De Corato.
Caro vice sindaco.
Premesso che ho una nota antipatia per ogni sorta di “vice”.
Come si permette di dire certe castronerie?
Come si permette di accusare i milanesi di non aver lasciato a casa l’auto?
Di accusare i milanesi di aver causato gli ingorghi?

Ma si rende conto?
Esiste ancora chi va sproloquiando “Io l’avevo detto!”
Che fa molto prima repubblica.
In minuscolo.

Per prima cosa.
I mezzi pubblici di Milano.
Se li pigli lei.
Lei e tutto il suo entourage.
E magari inviti pure il sindaco.
Un sabato sera innevato.
Sulla linea 90.
E poi ci risentiamo.

Ma soprattutto.
Di questa nevicata si sapeva da una settimana.
Pure il minuto e il secondo in cui avrebbe cominciato a nevicare.

Ha iniziato a nevicare alle 4 di pomeriggio.
E nessuno.
Non uno spazzaneve.
Non uno spargisale.
Non uno spalatore.
Fino a tarda serata.

Ed e’ per questo.
Che per fare 20 chilometri.
Qualcuno ci ha impiegato 5 ore.

Non perche’ la gente ha usato la macchina!

Che uno non si arrabbierebbe nemmeno.
Ma poi a sentire chi invece si professa depositario della conoscienza.
Accusando chi l’ha preso in quel posto.

Allora li’ si che ti arrabbi.

Parlate di meno.
Almeno quello.

E fate qualcosa in piu’.
Come il signor B.
E tutti quelli della sua fantastica generazione.

(a Natale tutti piu’ buoni)

Italia.
Molto a nord.
Che vuol pure dire molto freddo.

Ieri.
Al benzinaio Agip di un paese della bergamasca.
Dove lavorano due esseri talmente piccoli che se non stai attento li calpesti.
Cosa succede?
Fa che dopo essere andato a mangiare col mio amico Mirko .
Che non vedevo da un anno e mezzo.
Accendo la macchina per tornare a casa.
Noto che sono in riserva.
Siccome la mia macchina va a metano, devi informarti se i distributori della zona dispongono di questo servizio.
Scopro per pura fortuna che a poche centinaia di metri dal ristorante ce n’e’ uno.

Arrivo alle due e un quarto.
Purtroppo scopro che il benzinaio apre alle due e mezza.
Che fare?
Torno in paese a bere un cappuccino.
E a leggere un paio di articoli della Gazzetta.
Alle due e mezza mi ripresento dal benzinaio.

I dipendenti sono due.
I clienti presenti nel benzinaio sono invece zero.
Nessuno.
Aspetto in macchina vicino al distributore di metano.
I due tipi mi vedono.
Passano due.
Cinque.
Sette minuti.
Niente.

Nonostante il freddo pungente scendo dalla macchina per vedere cosa c’e’ che non va.
Mi copro ben bene e vado nel negozio.
“Scusate ragazzi… il metano non funziona?”
Mi guardano, e la bestia (quella di sesso femminile) mi fa.
Con un orrendo accento della valle.
“Eh il metano cominciamo a farlo alle 3″
Avrei voluto essere presente di fronte a me per vedere la mia stessa faccia.

Con gentilezza.
Ma soprattutto, facendo notare con lo sguardo che il distributore e’ competamente vuoto.
Chiedo.
“Va be’ dai, non c’e’ nessuno, non e’ che me lo fai anche se non sono ancora le tre… cosi’ non sto in macchina venti minuti a prendere freddo…?”
La bertuccia mi guarda e mi risponde.
Con due occhi piu’ spenti e pietosi di una capra che sta andando al martirio.
“No”
Al che interviene l’essere maschio.
Il montone della valle imagna.
Quasi scusandosi…
Didascalico aggiunge.
“Se lo facciamo per te poi dovremmo farlo con tutti…”

E di fronte a questo.
Strabiliante manifestarsi.
Di dedita e rispettosa ingnoranza.
Rumoroso.
Ed assordante.
E’ il tonfo dei coglioni che ti cadono.
Schiantandosi sul duro e freddo asfalto.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe a l’e’ po lu an brot bigol…

p.s.: quello che e’ successo poi lo tralasciamo.
Riprendero’ il racconto in caso, molto probabile, di denuncia a mio a carico…

Monkey Forest

mokey forrest

Ubud.
Centro di Bali.
E centro dell’Indonesia.

Ultimo giorno in questo posto speciale.
Ultimo giorno per vedere se anche oggi Ubud riesce a stupire.
Come dubitarne.
Al centro di questa citta’ c’e’ una foresta.
Un luogo sacro per la religione Induista balinese.
In mezzo a questa jungla ci sono tre templi molto venerati.
E a fare da custodi e da padroni incostrastati ci sono le scimmie.
Macachi grigi.
Proprio per questo si chiama Monkey Forest.
Ce ne sono piu’ di trecento.
Moltissimi i cuccioli.
Che scorrazzano in giro.
Si lanciano da un albero all’altro.
Urlano, si azzuffano, si avvicinano incurositi.
E tentano di rubarti ogni cosa.
E’ la prima volta che mi avvicino cosi’ tanto a questi animali.
I tratti umani sono incredibili.
Le movenze, i giochi, le interazioni sono identiche alle nostre.
Con un’agilita’ impressionante.
McDonald e le mamme in carriera fortunatamente qui non sono ancora arrivate.

monkey forest ponte

Poi.
Molti dicono che Monkey Forest e’ un posto turistico.
Troppo.
A me e’ in realta’ e’ piaciuta moltissimo.
Fa davvero effetto passare dal contesto urbano a quello di natura totale.
In dieci minuti di cammino.

E poi vedere un macaco.
Che salta nella borsa di una turista giapponese.
In tacchi a spillo nella foresta.
Le ruba il peluche rosa shocking che e’ aggrappato alla tracolla.
E con un colpo secco di mascella.
Gli mozza la testa.
E’ davvero molto ma molto ma molto divertente.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ lui Lo re dello macaco.

Del saper tostare

caffe2

Ubud.
Al centro di Bali.

Citta’ che non finisce di stupire.
Ogni metro, ogni angolo e’ piacevole scoperta.
Durante un escursione a bordo di Jimny veniamo attratti da un cartello insolito.
Al solito “Bali Kopi” (il famoso e delizioso caffe’ di Bali) se ne sostituisce un’altro.
Questa volta a fianco della strada appare la scritta “Luak Coffee”.
Incuriositi parcheggiamo sul ciglio della strada.
E scopriamo di essere alle porte di un “agriturismo” balinese.
Un vero e proprio giardino dell’Eden tropicale.
Il proprietario, un gigante a meta’ tra Lorenzo Lamas e Ciccio di nonna Papera, ci fa da Cicerone.
Un posto incredibile dove da anni coltiva una quantita’ improponibile di frutti e ortaggi.
Vaniglia, cocco, chiodo di garofano, zafferano, mango.
E poi cacao, cannella, anice, pepe verde.
E caffe’.
Appunto.
Oltre a produrre normale caffe’ pero’, il gigante si diverte a sperimentare.
E qui arriva il bello.
Da queste parti scorrazza un animale chiamato Luak.
Che se lo vedi di giorno sembra fatto di oppio.
Si muove a malapena.
Ma di notte si sveglia e si gira tutte le disco.
Mangiando e sgranocchiando tutto quello che gli capita sotto tiro.
Quando pero’ vuole farsi un caffe’.
Diventa schizzinoso.
Fa il prezioso.
Mangia soltanto i chicchi perfetti.
I chicchi piu’ aromatici.
Gli altri non li guarda nemmeno.

caffe strafatto

La cosa curiosa e’ che i chicchi non li digerisce.
E al mattino.
Leggendo la gazzetta di Bali.
Va in bagno e li sparacchia tutti fuori.
Perfettamente levigati dai succhi gastrici.

I produttori di quest’area hanno azzardato.
Hanno provato a tostare questi chicchi.
Quasi per gioco.
E come la storia insegna, a volte un gioco vale piu’ di mille anni di ricerca.
Il caffe’ che ne deriva e’ una squisitezza.
Non esagero.
L’aroma e’ completamente diverso dal gia’ delizioso Bali Kopi.
E’ la qualita’ oro super super premium.

O forse sara’ soltanto il bello che ti suscita questo posto in mezzo alla jungla.
Ma poco importa.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ pure lui vittima dell’effetto Placebo.

Kecak

kecak due

Ubud.
Tra riso e sarong.

La permanenza in questa citta’ continua.
Con chicche e regali inaspettati.
Qualche mese fa mi capita di vedere un documentario.
Un capolavoro chiamato Baraka.
Tutto girato in 70mm.
Una chicca che se vi capita non dovete lasciarvi scappare.

Qualche minuto di questo film era dedicato ad una danza tribale.
Poteva essere ovunque.
Ma soprattutto.
Aveva una carica ed un fascino tutto suo.

Arrivo a Bali e scopro che e’ un canto tradizionale di questa zona.
In particolare dei villaggi attorno ad Ubud.

Il tema della rappresentazione e’ molto semplice.
Segue il filone della mitologia Indonesiana.
Una storia d’amore.
Un rapimento.
Figure mitiche.
Un cervo d’oro.
Garuda, il re degli uccelli.
(Da qui deriva Garuda Indonesia, la compagnia di volo locale…)
Magia nera che si scontra con magia bianca.
E cosi’ via, fino al ricongiungimento finale.

La cosa asurda di questo canto-ballo chiamato Kecak e’ un’altra.
Non c’e’ musica.
Il ritmo e’ tutto scandito da un tamburo di voci umane.
Cinquanta uomini, seduti in cerchio.
Che battono il tempo con voce e diaframma.
Per un’ora e mezza no stop.
Non si fermano un momento.

kekcak tre

A meta’ tra haka neozelandese e hip hop dei giorni nostri.
Una carica pazzesca.
Carica che porta fino alla danza estatica il danzatore eletto.
Il quale.
A fine rappresentazione.
Cammina e salta sul fuoco vivo
Completamente in estasi.
Per una ventina di minuti.
Emozione unica.
Che vedere la facce dei bambini nel pubblico.
Ma pure quelle di papa’ e nonni.
Completamente in un’altra dimensione.
Ti stampa un bel sorriso sul faccione.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe non sta correndo a noleggiarsi Baraka.

Ubud

In mezz’ora di cammino.
A Ubud.
Lo scenario cambia parecchio…

UBUD4

UBUD2

UBUD3

UBUD

Ubud.
E che dire.

Che dire.
Che scrivere.
Che sei di fronte allo schermo vuoto del tuo computer.
Sei da quattro giorni in questa citta’.
E solo il pensare di buttare giu’ due parole e’ impossibile.

Solo due posti.
Due citta’, due luoghi di questo pianeta.
Mi hanno dato e mi danno le stesse sensazioni che questa citta’ mi butta addosso.
Gallarate.
La citta’ dove sono cresciuto e dove ho le memorie indelebili e felici di un’infanzia fuori dal comune.
E Fremantle, Australia.
Il posto che piu’ di ogni altro mi ha rapito anima e cuore.
Il posto in cui vorrei essere.

Ubud.
Ubud ti accoglie.
Ti prende e poi non ti lascia piu’ scappare.
Troppo facile rimanere appiccicato a questo suolo.
Una citta’ che e’ mercato frenetico.
Formicaio.
E cinque minuti dopo.
Cinque minuti di cammino.
Diventa giungla.
E cinque minuti in un’altra direzione diventa risaia.
Una citta’ di arte e soprattutto di artisti.
Di palazzi.
Di centinaia di templi.
Che crescono in simbiosi con palme, banyan tree, acacie e felci.

Porto al centro di Bali.
Porto senza mare.
Che non te ne accorgi proprio.
Porto per hippie, per disperati, per artisti di ogni angolo del globo.

Citta’.
Con un centro.
Che non e’ centro commerciale.
Ma un campo di calcio immenso dove un migliaio di bambini gioca a piedi nudi.

Scuole di ballo.
Scuole di cucina.
Cerimonie religiose che bloccano il traffico.
Vie popolatissime e negozi e negozi e negozi.
Vie completamente silenziose.
Vuote.

Ovunque un suono.
Ovunque una preghiera.
Un canto o il ritmo incessante di un tamburo.
Incensi che bruciano e si mischiano al profumo dei fiori tropicali.

Vecchi e bambini seduti per strada fuori casa.
Kajeng Road.
Che se la raccontano.
E ridono e corrono e si azzuffano.

Ma al di la’ delle immagini, degli odori, dei suoni e delle persone.
E’ uno di quei posti in cui c’e’ qualcosa.
Chiamatela come volete.
Sara’ energia.
Sara’ lo spirito del posto.
O semplicemente un clima o un’insieme di cose tutte assieme.
Che rendono questa citta’ diversa da tutte le altre.

Ubud.
Troppo contento di avere trovato un posto cosi’ speciale.

Verso Ubud

onthewaytoubud

Amed

amed

Amed.
Costa est di Bali.

Dopo le temperature montane del vulcano Batur.
Arriviamo ad Amed.
Patria del diving balinese.
Posto devvero bellissimo.
E non essendo la stagione di punta, pure tranquillissimo.
Purtroppo pero’.
Dopo la temperatura fresca e perfetta dei giorni precedenti.
Veniamo assaliti da sua maesta’ la dea Canicola.
Un umidita’ inaspettata.
Che mette al tappeto il poveretto che sta scrivendo.
Tre giorni di passione.
Tra letto e mare.
Letto e doccia.
Letto e computer a vedere i film che Guillaume ci ha dato in Australia.
Con un sacco di fidata aria condizionata.

Le note positive di Amed pero’ non mancano.
I ristoranti sono soltanto due, ma buonissimi.
Maialino da latte, filetto di barracuda e succhi di papaya.
E la panzetta cresce…
Quadrelli: voto 4. Piedi buoni, ma la forma precaria mette tutto in discussione.

Melodie, la mia compagna di questo viaggio fantastico riesce a completare il corso Open Water.
Un nuovo pericolo popola gli oceani del pianeta.
Tra l’altro certificata da due istruttori, marito e moglie, freschi freschi di brevetto in Koh Tao.

E infine, la chicca.
Veniamo inaspettatamente raggiunti da Delphine.
Una persona fantastica di quel gruppo incredibile che si era formato nei mesi di Australia, di Fremantle e di Old Fire Station.
Una sorpresa bellissima.
A farci raccontare del suo viaggio tra Borneo, Sulawesi e Komodo.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ Spider Porc.