Archive for November, 2008

Carita’ coi baffi

X Wray Cafe’.
Che e’ anche il mio posto preferito a Fremantle.
Reggae session del pomeriggio.
Se il dj ha piu’ di 15 anni mi taglio i capelli.
Fa ridere vedere questo.
Ragazzi e non piu’ ragazzi che bevono caffe’ e cappuccino.
Ondeggiando con la tazza in mano.
Ogni tre secondi cade un cucchiaino o una brioche.
Per ballare sorseggiando un caffe’ ci vuole un master.

Comunque.
Se un alieno atterrasse in questi giorni a Fremantle o a Perth noterebbe una cosa abbastanza strana.
Senza nemmeno essere un buon osservatore.
Quasi tutti gli individui di sesso maschile.
Detti anche uomini.
Hanno i baffi.
Ma proprio baffi.
Baffoni.
Mustazzi.
Peli di topo (se vai ancora alle medie).
Baffetti.
Lisci, arricciati, alla kapo, all’insu’.
Alla Freddie Mercury.
Direttori di banca che da 25 giorni somigliano a camionisti anni ‘80.
Camionisti anni ‘80 che sembrano ancora di piu’ camionisti anni ‘80…
La domanda chiaramente e’: “Perche’?”

La risposta e’ questa.
Novembre a Fremantle e’ un mese particolare.
Per prima cosa non si chiama November.
Ma Movember: Mo (baffi) + vember.
Ossia il mese dei baffi.
Il gioco e’ questo.
Gruppi di amici creano il proprio club Movember.
Dal primo di novembre si chiude sotto chiave il rasoio e si lasciano crescere i baffi.
Si iscrive il proprio team su internet.
E si inizia ad andare in giro a raccogliere fondi per la Ricerca sul cancro alla prostata.

Perche’ proprio i baffi?
Perche’ andare in giro a chiedere soldi alla gente e’ difficile.
Se hai dei baffi che sembri un idiota la gente ride.
E caccia il grano.
I baffi poi sono una presa in giro.
Per molti anni sono stati il simbolo della maturita’.
Della mascolinita’ propria dell’eta’ adulta.
Farseli crescere vuole anche dire che il cancro alla prostata puo’ andarsene a farsi fottere.
Che tanto qualunque cosa succede un uomo e’ sempre un uomo.
In ostello abbiamo due club.
Nel mio ci siamo Io, Alex e Bruce.
L’altro e’ capitanato da Stewie.
Che coi baffi sembra un attore porno degli anni ‘70.

Abbiamo gia’ raccolto quasi un migliaio di dollari.
Contate che tra Perth e Freo ci sono circa 20 mila club Movember.
Sono comunque un po’ di soldi per una buona causa.
Ovviamente ci sono anche i contro.
Con i baffi sembri proprio un topo ragno.
Quando parli con una ragazza ti copri mezza faccia con la mano.
Dalla vergona.
E la ragazza ovviamente pensa che hai dei problemi di mente.
E se ne va.
Meno male che questa agonia dura ancora pochi giorni.
Si perche’ quando ti iscrivi ti mandano a casa due kit.
Uno e’ composto da un mini specchietto e da un mini pettine per acconciarti i baffi.
L’altro e’ un rasoio nuovo di pacca per raderti il primo di dicembre.
Vi saluto.

Qui nel frattempo il locale si sta riempiendo.
La musica adesso e’ incazzata.
Il dj sembra cresciuto.
Un quindicenne che fa ballare la massa.
Occhio bambino.
Pericolo di deliri di onnipotenza.
E non c’hai manco i baffi.

Ciao.

John, cartilagini e jukebox

Fremantle.
Molo dello Yacht Club.
New Slang degli Shins.
Che e’ anche la colonna sonora di Garden State.
E beato chi non l’ha ancora visto… che e’ un film che non ti molla piu’.Giorni di paura quelli appena trascorsi.
Sara’ che si diventa vecchi.
Sara’ che la nostra e’ la generazione dei senza fisico.
Sara’ un bel po’ di cose.
Il fatto e’ che uno alle 3.55 del pomeriggio sta per staccare dal lavoro.
Ci si mette la felpa, che l’estate non e’ ancora arrivata.
Si sistemano il costume e la salvietta nello zaino per andare a nuotare in piscina.
Te ne stai per andare.
Mancano tre metri al cancello.
E senti la voce.
La maledizione.
Che ha la faccia scura e il passaporto canadese.
Che ti fa…
“Ricardo… the jukebox iz not workin…”
E siccome un ostello senza la musica e’ come Happy Days senza Fonzie.
Molli lo zaino.
Sali la scala sgarruppata.
Entri nella John Malkovich room*.
Ti abbassi quanto basta per non picchiare la testa sul soffitto.
Ti pieghi.
Ripristini il contatto.
Un jack maschio.
Che si schianta dentro la presa femmina.
Il mixer che diventa un hotel a ore.
La musica riparte a tuono.
Dal cortile si sente gente che esulta.
E poi il fattaccio.
Uno cerca di rialzarsi.
La gamba destra viene su tranquilla.
Come fa da ventisette anni a questa parte.
Il ginocchio sinistro invece. Quello proprio no.
Senti crac.
Vedi tante piccole stelline.
Due lacrimoni ti scendono con una simmetria perfetta giu’ per le guance.
Che se uno entrasse in quel momento si sentirebbe abbastanza a disagio.
Immaginiamo la scena.
Una stanza buia alta un metro e quaranta centimetri.
Un uomo piegato a novanta.
Una gamba rizzata e l’altra che sembra un corpo estraneo.
E due lacrime che gli scendono dalla faccia.
Con un sottofondo musicale degli Abba.
Giuro che non voglio diventare ballerino.
Giuro che non stavo provando la morte del cigno.
All’inizio mi sono davvero spaventato. Il ginocchio e’ diventato un pallone.
Poi dopo tre giorni a letto si e’ sgonfiato.
E oggi il dottore m ha detto che non e’ niente.
Solo una forte distorsione.
Alla fine e’ stato un buon motivo per farsi qualche giorno di riposo.

Qui sono le otto di sera.
Le barche a vela stanno rientrando al porto.
Il sole e’ quasi tramontato.
La canzone e’ Rebel Rebel cantata da Seu Jorge.
Peace.

Ciao a tutti.

*John Malkovich Room.
Anche l’Old Fire Station ha la propria John Malkovich Room.
Come nel film la stanza e’ tra due piani.
Ecco perch’ la nostra e’ al piano 1 e mezzo.
E’ alta un metro e quaranta.
E’ una sorta di ripostiglio, ma e’ qui che ci sono mixer, jukebox e server dell’ostello.
E’ il cervello dell’Old Fire Station.
Per chi non avesse visto il film e non sa di cosa sto parlando, mi sa che e’ ora di andare in videoteca e noleggiarlo.
Perche’ e’ davvero spettacolo.
Essere John Malkovich.

Minestra e partita doppia

Quasi due mesi.
Troppe cose tutte assieme, tutte in una volta.
Che il tempo per raccontarle non lo trovi da nessuna parte.
Comunque.

Sono ancora qui.
Nel cortile dell’Old Fire Station.
Nessuna traccia della sindrome da minestra riscaldata.
Anzi questa volta e’ quasi meglio della prima.Vivo a South Beach, un paio di chilometri dall’ostello.
Ho preso una casa in affitto.
Dalla finestra vedo l’oceano.

Vivo con Jean e con Georgie.
Jean fa la parrucchiera a domicilio.
Nel senso che le clienti vengono a casa nostra.
Georgie invece corre a prendere il frisbee che le lancio.
E’ una boxer.
E dorme ventitre’ ore al giorno.

Purtroppo il tempo e’ uno scandalo.
Non c’e’ ancora stato un giorno in cui non abbia piovuto almeno mezz’ora.
E quando a casa ci devi andare in bicicletta e’ un casino.
Benedetti siano i sacchi neri della spazzatura.
Pro e contro.
Se non te li metti addosso ti inzuppi.
Se non li togli entro mezz’ora soffochi…

Il lavoro in ostello e’ difficile da definire.
La prima parola che mi viene in mente e’ Totale.
Fai di tutto.
Dalle cose manuali.
Tipo cambiare le porte o imbiancare.
Fino ai conti…

La partita doppia.

Che ti suda la fronte sperando in uno zero finale.
Ma tanto lo sanno tutti che nei conti e coi numeri sono il meglio sulla piazza…
hahahaha
Varie ed eventuali…
Pero’ se quando lavori Ben Harper si struscia contro il microfono e ti orgasma Sexual Healing.
Puoi lavorare sedici ore filate.
Enoncene’.
To be continued…
…continua continua.

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