Archive for October, 2009

Blu

blu

Koh Tao.
Tanote Bay.
Dall’altra parte dell’isola.

Jacques Cousteu la chiamava Rapture of the deep.
Quella sensazione che ti assale a grosse profondita’.

Negli ultimi giorni ho fatto la specialty di profondita’.
Quattro immersioni a quaranta metri.
Sempre piu’ giu’.
Che direte voi.
Da trenta a quaranta poco cambia.
Lo pensavo pure io.
Invece e’ diverso.
Molto.

Scendo con G.
Listruttore inglese che vive a Koh Tao ormai da due anni.
Ci tuffiamo dalla Manta Ray una cinquantina di metri prima di Chumpon Pinnacle.
E’ la prima volta che nuoto nel nulla.
Di solito hai sempre un punto di riferimento.
Il fondo.
La barca.
Il muro di corallo che si butta negli abissi.
O anche una scuola di pesci.
Stavolta nulla.
Blu ovunque.
Che G. di fronte a me sembra volare in un cielo densamente piu’ cieloso
O un mare cielosamente piu’ denso.
A meta’ strada incontriamo un bull shark.
Squalo Toro.
Che arriva.
Ci guarda.
Capisce che non siamo ne’ belli ne’ grassi.
E allora se ne va.
Due pinnate e scompare nel nulla.

Poi a sinistra ti compare il roccione sommerso di Chumpon.
Con la sua vita infinita.
Nuvola di creature e colori.
Ma stavolta no.
Non e’ roba di pesci.
Stavolta tiriamo dritto.
Sorpassiamo il pinnacolo, sorpassiamo Barracuda Rock.
Dove incontriamo altri due squali che ci schizzano sotto a tutta velocita’.
Inseguiti da mille remore.

E arriviamo alla distesa di sabbia.
Il computer che suona l’allarme.
Quaranta metri di profondita’.
Con la temperatura dell’acqua che verso i trentasei cambia.
Di brutto.
Come passare dalla piscina dei tropici a un laghetto di collina.
Che pure il mare.
Pure l’acqua.
Che sembra tutta uguale.
Ha diversi livelli di densita’.
E conseguentemente di temperatura.
Una doccia fredda che pero’ ci sveglia dal torpore mattutino.
E dalla Manta Ray.
Che durante il viaggio ti culla per quaranta minuti.
Di dolci onde e di brezza salata.

Ed e’ a questo punto.
Che arriva.
Piano.
Inaspettata.
Molto meglio di ogni racconto.
Una leggera ebbrezza.
Un sentirsi meravigliosamente bene.
In pace con i milioni di litri d’acqua che ti avvolgono.
Litrilioni.
E ti rendi conto che stai sorridendo.
Perche’ quando lo fai.
La ruga che ti si forma sulla guancia.
Fa filtrare nella maschera un rivolo di acqua ghiacciata.

Che proprio non puoi.
Non puoi essere daccordo con gli scienziati.
Che ti dicono che e’ solo questione di nitrogeno.
Che ad alte pressioni diventa narcotico.
Un po’ troppo sbrigativa come spiegazione amici miei.
Tutti rimandati.

Dai non prendetevi male.
Amici amanti di formule e numeri.
E’ solo che qui siamo ancora un po’ drogati di blu.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ un matador di Tori Squali.

Numeri e zuppe

pinna

Purtroppo poi ci sono pure le cose brutte.
Koh Tao sta perdendo velocemente la propria popolazione di squali.
In tre anni si e’ di molto ridotta.
Pensate che durante il secolo scorso Koh Tao era l’isola dove sbattevano i prigionieri politici.
Senza secondini.
Perche’ vista la moltitudine di squali.
Ogni tentativo di fuga era molto, troppo rischioso.

Chi lavora qui da qualche anno ti dice che gli squali erano all’ordine del giorno.
L’eccezione era un’immersione senza avvistarne nessuno.
Oggi.
Ci sono volute settanta immersioni.
Due o tre al giorno.
Per poterne ammirare una coppia.
E quando lo racconti.
Ti dicono pure che sei stato fortunato.

I motivi sono poco chiari.
In tutto il mondo la popolazione di squali sta diminuendo.
E qui in modo esageratamente veloce.

La prima imputata della diminuzione di squali nei mari e’ la pratica di Shark Finning.

Le pinne di squalo sono l’ingrediente di una zuppa asiatica.
Ogni pinna puo’ valere fino a duecento dollari.
Ho fatto una piccola ricerca.
E a quanto pare la zuppa in questione e’ assolutamente insapore.
Pensate che aggiungono ossa di pollo per dargli un po’ di gusto.
La pinna di squalo serve a dare… un tocco di classe.
L’alto costo manifesta una condizione agiata del commensale.
Piatto forte di matrimoni e cene di gala.

Alcuni pescatori tagliano le pinne dello squalo e poi gettano il loro corpo in mare.
Questa pratica si chiama “finning” (in italiano “spinnamento”) ed èstata vietata in gran parte dei mari del mondo.
Purtroppo e’ un divieto molto debole.
E’ praticamente impossibile monitorare ogni imbarcazione e ogni pescatore.

Il 90% della popolazione mondiale di squali è stata sterminata.
Negli ultimi dieci anni!
Pensate che ogni anno.
E questo e’ un dato assurdo.
Ho cercato ovunque per trovare conferma.
Non solo siti come Greenpeace o Wwf.
Ma anche dati governativi.
E allora eccolo qua.
Ogni anno vengono uccisi tra i 50 e 70 milioni di squali.
Alcune fonti riportano cento milioni.
Gli squali vengono uccisi in modo più veloce di quanto riescano a riprodursi.
Questo minaccia la stabilità dell’ecosistema marino di tutto il mondo.
Gli squali sono il predatore all’apice della catena alimentare, hanno dato forma alla vita marina degli oceani per oltre 400 milioni di anni e sono essenziali alla salute dei mari.

Poi.
In questo sito ho sempre cercato di lasciare fuori polemiche.
E cose populiste.
Che fare vedere cose giusto per suscitare quei due minuti di indignazione e’ fin troppo facile.
Se volete su YouTube ci sono centinaia di video sullo Shark Finning.
Se volete farvi un po’ di male andate a farci un giro.
Ma non e’ questo il punto.
Se una cultura ha nella zuppa di squalo un’identita’ di costume.
Non e’ nemmeno pensabile andare li’ e dire loro di smetterla perche’ vogliamo salvare gli squali.
Soprattutto quando sulle nostre tavole arrivano prodotti come il fegato d’oca.
O nei nostri bagni ci sono prodotti che usano il grasso di balena.

Ogni cultura ha le sue contraddizioni.
Che molte volte cozzano contro la salvaguardia dell’ambiente.
Pero’ che ci sia bisogno di una regolamentazione di questa pesca selvaggia.
E molto presto.
E’ cosa fuori di dubbio.

E lo spero davvero.
Perche’ quando nuoti con gli squali.
Con loro a tre metri da te.
Ti arriva qualcosa dentro.
Sono incredibili.

Mi chiedo pero’.
Perche’ in televisione non si vede mai niente di tutto questo?
Vedo ogni sera Rai International.
E in quelle tre trasmissioni indecenti.
Sapete di quali sto parlando ovviamente.
Nelle ultime tre settimane.
Si e’ parlato soltanto di una cosa.
Soltanto una.
Di Berlusconi.
Di Berlusconi che va a troie.
Di Berlusconi che fa le leggi.
Di Berlusconi all’infinito.

Ragazzi.
Berlusconi nelle vostre vite non esiste.
Ragazzi.
Informatevi per i cazzi vostri.
Fate l’amore.
Viaggiate.
Viaggiate.
Viaggiate.
Berlusconi non e’ un problema.
Siamo troppo belli.
Intelligenti.
Simpatici.
Interessanti.
E clamorosamente forti.
Per pensare che i problemi di una nazione siano causati da una persona di quasi ottant’anni.

Ma forse ci (anzi stavolta scusate dico VI) fa molto comodo.

Ciao.
Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ il conduttore di una delle tre trasmissioni indecenti.

E venne il giorno

toro

Koh Tao.
Che le maree a volte si invertono.

Alla fine e’ successo.
Inaspettato.
Dopo una settimana di tentativi.
E di levatacce alle cinque di mattino.
Il Chumpon Pinnacle ci ha regalato quello che cercavamo.

Che ad immersione quasi conclusa.
Con il barometro che dice settanta.
Riserva.
Tempo di risalire.

Ti volti.
E chissa’ perche’ mai decidi di voltarti proprio in quel momento li’.
Ed e’ fotografia indelebile.

Tanto blu.
E una coppia di squali.
Vicini.
A pochi metri davvero.

Bull Shark.
Squalo Toro.
Tre metri uno.
Ancora di piu’ quell’altro.

E qui sono le parole ad andarci dritte dritte.
In riserva.
Davvero tutto troppo bello.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog… Sotto la muta… niente.

Tak non sa nuotare

Tak

Koh Tao.
F-stop Blues.
Una di quelle fatte per spiagge e tramonti.

La nave di Scuba Junction e’ la Manta Ray.
Un punto blu al largo di Sairee Beach.
A bordo, ogni mattino, trovi il capitano e suo figlio Tak.
La cosa pazzesca e’ che i due sulla nave ci vivono.
Undici mesi all’anno.
Potrebbero tornare a riva ogni sera.
In trenta secondi.
Ma non lo fanno.
Vuoi per l’amore di stare in mare.
Vuoi per paura di perdere la nave per una tempesta improvvisa.
Per la bassa marea.
Ma a bordo ci stanno anche perche’ temono il mal di terra.
Che e’ molto piu’ fastidioso e prolungato del mal di mare.
E poi ti dicono che loro sono gli ultimi a salutare il sole prima che vada a dormire.
Il che porta punti preziosi nella dote delle cose inutilmente meravigliose.

La prua della barca e’ il loro tempio.
Un’area sacra dove sono appesi i drappi buddisti.
L’unica area della Manta Ray rigorosamente proibita a tutti.
Che verso sera.
Da riva.
Li vedi che si ritrovano nel loro tempio fluttuante e scambiano due parole col loro signore.

Tak sulla barca ci vive praticamente da sempre.
E’ magrissimo.
Ma quando serve lo vedi sollevare di peso uomini di cento e passa chili con tanto di bombole e attrezzatura.
Quando c’e’ mare grosso e tutti volano.
Tutti cadono.
Tutti sembrano pachidermi che ridicolamente provano a danzare su un filo sospeso.
Lui cammina.
Come se fosse in piazza del Duomo.
Potrebbe portare due vassoi con sopra i flute di champagne.
Senza sprecarne nemmeno una bollicina.
Il timido e incostrastato signore della Manta Ray.
Ha sedici anni.

Ci sono volute quasi quattro settimane per rompere il ghiaccio.
Anche lui troppo abituato a vedere persone che arrivano.
Gli entrano in casa.
Fanno il brevetto Open Water.
E dopo tre giorni.
Via.
Per sempre.

All’inizio qualche sorriso.
Poi qualche occhiata con due risate guardando chi alle prime armi tenta di camminare con le pinne dove non ha senso.
E alla fine sane risate.
E scherzi continui.
Correndo e tirandosi cose quando la nave e’ ferma.

Quando mi passa vicino apro al massimo una bombola.
Che fa un casino incredibile.
E lui si spaventa di brutto ogni volta.
Mentre lui.
Ogni volta che sto bevendo il the.
Mi lancia nella tazza cose assurde.
Molte volte disgustose.
E si lancia in versi e risate davvero troppo coinvolgenti.

Suo padre.
Poveretto.
Ci guarda dal timone e pensa a quello che ha fatto di male nelle vite precedenti per meritarsi questo.

Scherzi a parte.

La cosa incredibile
E’ che questi marinai.
Queste persone che al mare danno in prestito la loro vita.
Ogni santo giorno.
Non sanno nuotare.
Non lo hanno mai fatto.
Tak vive a Koh Tao.
Su una nave.
E non sa nuotare.
Che quando gli chiedi il perche’, quello piu’ sorpreso e’ proprio lui.
Una domanda che nella sua vita.
Nella sua cultura.
Non ha nessun senso.
E non fa nessuna differenza.

Lui sulla barca ci vive.

E poi.

A un pilota di aereo.
Gli avete mai chiesto se sa volare?

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e’ un elefante che ha rubato l’accappatoio ad un topolino.

Fuga di mezzanotte (in Birmania)

ponte

Koh Tao.
Giorni di bassa.
E giorni di alta.
Marea si intende.

Succede che quando arrivi in Thailandia in aereo ti danno un visto.
Che ti permette di stare legalmente nel paese per trenta giorni.
Alla fine dei trenta giorni puoi decidere sul da farsi.
Puoi restare nel paese illegalmente.
Ma al momento dell’espatrio dovrai pagare 500 baht (una decina di euro) per ogni giorno di overstay.
Se poi di giorni da illegale te ne sei fatti troppi.
Tipo trenta.

Ti sbattono in galera.

Poi puoi fare un Visa Run.
Che non vuol dire correre dietro ad una carta di credito.

Il Visa Run e’ semplicemente un viaggio con il fine di raggiungere il confine piu’ vicino, uscire dallo stato, e rientrare dopo pochi minuti.
Con un nuovo timbro sul passaporto.
E un nuovo visto di soggiorno.
Un Visa appunto.

Le opzioni sono varie.
Una molto gettonata e’ la Malaysia.
La cosa buona e’ che se decidi di andare da Sandokan, arrivi direttamente ad un’ambasciata.
E al momento del rientro hai trenta giorni daccapo.
Purtroppo questo Visa Run ti porta via tre o quattro giorni di viaggio.
Un tempo troppo lungo per me.
Visto che ho ancora troppi esami da sostenere per diventare divemaster.
E Scuba Junction chiude per ferie il primo di novembre.

Decido allora di tentare la carta Birmania.
Che molti chiamano Burma.
E molti altri Myanmar.
Solo un giorno di viaggio.

Un ragazzo birmano, con cui ogni tanto mi ritrovo al Lotus Bar per l’aperitivo dopo le immersioni, mi fissa un po’ agganci per superare il confine senza nessun problema.
Parto alle undici e mezza di sera dal porto di Mae Had, la citta’ principale di Koh Tao.
La nave non e’ l’Amerigo Vespucci.
Nel senso che lascia poco spazio ai vezzeggiativi e lustrini.
E’ una nave cargo.
Molto sgarruppata in superficie.
Ma molto solida e affidabile.
Ed essendo molto, molto lenta (ci metto sei ore e mezza per un viaggio che ne richiederebbe due con una nave normale), mi da il tempo di dormire come se fosse una notte normale.
La scelta di questa imbarcazione e’ dettata dal fatto che vorrei passare qualche ora con gente Birmana.
Giusto per fare due chiacchere.
Purtroppo, o per fortuna, sulla nave mi ritrovo completamente solo.
Mi accampo in un angolo della sottocoperta.
Ventilato e spaziosisimo.
Con qualche ragno per giocarmi la merenda a morra o bere Rum.

Il mare e’ calmissimo e la notte vola via.
Forse la prima volta in vita mia che riesco a dormire su un mezzo di trasporto.
Il cessato rumore dei motori mi fa capire che stiamo attraccando a Chumpon.
Saluto il capirtano e i due mozzi e scappo via.
Purtroppo la signora che sta aprendo il mercato di fronte al porto mi avvisa che il mio autista arrivera’ non prima di un’ora.
Che qui la domanda sorge spontanea.
Come strac… faceva a sapere chi ero e come faceva a sapere che stavo aspettando un autista.
Un altro mistero di questo stato.
Dove tutto sembra cosi’ precario.
Dove tutto sembra volare via in nuvole di polvere.
E dove invece le notizie corrono velocio pure loro.
Che tutti sanno tutto di tutti.
Davvero incredibile.

Mi offre una colazione particolare.

Patate dolci e latte di cocco.
E nonostante siano le sei meno un quarto di mattino.
Vanno giu’ che un piacere.

L’autista si presenta con un Van luccicante.
Ma pure con…
Patate dolci sul cruscotto.
Pure lui.
Che quando me le offre tutto sorridente non posso proprio dire di no.
Non potendo comunicare in inglese.
E non potendo comunicare in genarale.
Visto che ho la bocca, la gola e pure l’anima impastata di patate dolci…
Ci scambiamo qualche sorriso sulle macchine che sorpassiamo.

Sovraccariche come i muli di Brancaleone.

Centrotrenta chilometri di dolci colline.

Fatte di verde.
Verde legale di palme.
E pure verdi molto meno legali.
Cosi’ come la guida dell’autista.
Che o gli scappava che non la teneva e non voleva deludermi fermandosi.
Oppure Ferrari… abbiamo il campionissimo del futuro.
Tutto il tempo il doppia linea continua.
Doppiette e taccopunta.
Taccopunta e controsterzi.
Sto asfalto lo bruciamo.

Un paio di check point militari, molto sorridenti, e arriviamo a Ranong.
Ultima citta’ della Thailandia.
Con tutti cio’ che una citta’ di frontiera si porta dentro.
Dopo qualche chiacchiera con la polizia di frontiera, rigorosamente in borghese, mi imbarco su una long tail per raggiungere le coste Birmane.
Con me c’e’ un ragazzo australiano.
Al momento dell’espatrio gli chiedono 8000 baht…
E da tipico australiano.
Mi guarda.
Con l’occhio stanco delle serate precedenti.
Notti di half moon party.

Mi fa.
Imma allittle bitt late mate.
Am saccia a old leisi cant…
Che tradotto vuol dire: Sono un po’ in ritardo cumpa’… sono una vecchia zocc… molto pigra…
Immensa cultura popolare.

Ci imbattiamo su una miriade di isolette tutte con Buddha giganti e dorati.
Davvero grandissimi.
E pure la Birmania ci accoglie con costruzioni dorate.

In realta’ in Myanmar ci stiamo non piu’ di mezz’ora.
Le pratiche doganali sono molto veloci.
E lo sarebbero addirittura molto di piu’ se avessi sigarette da offrire.
Prendetelo come un consiglio.
Avere sempre qualche sigaretta con se’.
Rimedio con qualche sorriso e caricandomi in spalla un bambino.
Che pero’ ahime’.

Mi offre pillole di viagra a 100 baht l’una.
Questo piccoletto di 7 o 8 anni viaggia con il viagra in tasca e lo vende ai turisti.
Sta globalizzazione…

Stampo nuovo sul passaporto.
E un paio di settimane senza bisogno di altri cavilli burocratici.

Il viaggio di ritorno va via molto liscio.

Mi imbarco sul traghettone superveloce che in due ore mi riporta a Koh Tao.
Un sonnellino pomeridiano.
E poi via.
Volare da Niky e Elio, i due gestori del Thaita a mangiare.
Risotto ai porcini stasera.
Che siano benedetti.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ Biancaneve e i sette ragni.

A volte scappano

kim

Koh Tao.
Caldi pomeriggi all’ombra di una palma.
Tra un’immersione e un’altra.
A sfogliare manuali con i pesci tropicali.

Qui c’e’ un cliente molto particolare.
Un signore sulla cinquantina.
Inglese.
Viene a Koh Tao un paio di mesi all’anno.
Da molti anni a questa parte.
Leghiamo subito.
Che quando non devo assistere nessuno ci immergiamo assieme.
Un paio di giorni fa succede che riusciamo a trovare una Tartaruga che sfugge alla vista di tutti da molti giorni.
Stracontenti.
Poi arriva il giorno dell’ultima immersione di Kim prima della sua partenza per l’Indonesia.
Ultima occasione per avvistare uno squalo.
Creatura che Kim non e’ mai riuscito a vedere qui a Koh Tao.

Ci imbarchiamo sulla Manta Ray alle 6 di mattino.
Con un’alba che ti uccide.
Siamo io, Kim e Kalle, l’istruttore svedese.
All’ultimo momento si aggiunge Hamoud, un ragazzo tedesco.
Mare perfetto.
Tempo perfetto.
Ma soprattutto visibilita’ davvero super.

Colazione a bordo.
Con il capitano e suo figlio Tak.
Soggetti che meritano racconti a parte.

Dopo un’ora di mare arriviamo a Chumpon Pinnacle.
Siamo i primi.
Le altre barche arriveranno tra piu’ di un’ora.
Abbiamo il mare tutto per noi.

Scendiamo lentamente a una profondita’ di venticinque-trenta metri.
La cosa speciale di questo sito e’ che quando scendi per raggiungere la masima profondita’, vedi i pinnacoli sottomarini che ti si avvicinano come se ti stessi paracadutando al rallentatore.
Da vertigini.

Kalle e’ davanti.
Poi ci sono Kim e Hamoud.
Io chiudo il gruppo.

marble

Dopo circa dieci minuti ci appare una coppia di Giant Marble Grouper.
Due signori degli abissi che misurano un metro e mezzo di lunghezza e una stazza da peso massimo.
Il problema e’ che si inseriscono tra il gruppo di testa (Kalle e Hamoud) e me e Kim.
Io e Kim restiamo fissi a guardare queste due meraviglie.
Che con le fauci aperte si fanno entrare chilate di pesce fresco nello stomaco.
Come a dire.
Venite pescetti.
Il Magical Mystery Tour in da panza.
Magna cum digestio.

E qui l’errore fatale.
Una volta superati, cadiamo nella tentazione di voltarci per continuare ad ammirare la grande abbuffata.
Pochi secondi.
Pochi davvero.

Ma quando ci voltiamo di nuovo vediamo a circa dieci metri da noi Kalle che si sbraccia per attirare la nostra attenzione.
E il segnale che lascia poco da immaginare.
Una pinna simulata con il dorso della mano sulla fronte.
Che vuol dire “O squalo”.

Diamo le quattro pinnate piu’ veloci della storia subacquea.
Ma quando arriviamo.
Maledetto sia il quando in questione.
Quando arriviamo.
O squalo se n’e’ andato.

bull-shark

Perso.
Mancato.

Che la lezione la impariamo subito.
Non distrarti a guardare due pesci che si abbuffano.
Quando…
Dieci metri piu’ avanti puoi farti mangiare tu stesso.
Allo stesso prezzo.

Sara’ per la prossima volta.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e’ piu’ bello che intelligente.

Spazi

spazi

Koh Tao.
Che il tempo tiene.

Il corso di Dive Master procede.
Quasi a meta’ del percorso.
E procede pure lo stare su quest’isola.
Che ogni giorno e’ scoprirne una chicca.
E allo stesso modo contraddizioni.
Modi cosi’ diversi di appartenere a questo pianeta.
Cose belle.
Alcune meravigliose.
Molte assolutamente incomprensibili.

Gli spazi pubblici e quelli privati.
Sembra non esserci nessuna differenza.
Lo spazio privato sembra avere un valore completamente diverso dal nostro.
Pubblico e privato sembrano intrecciarsi.
Che il confine vola via.

Ogni sera mi faccio un giro nell’internet cafe vicino a casa mia.
La gestione e’ familiare.
Nel senso che la famiglia nel negozio ci vive.

Vai a mezzogiorno.
Ti troverai a navigare con la famiglia che mangia sui tavoli dove i computer non sono occupati.
Ci vai alle tre di pomeriggio.
E la bambina e’ li’ seduta a fare i compiti.
Ma la cosa divertente e’ la sera.
Se e’ tardi ti ritrovi al computer con la nonna che ti dorme tra le gambe.
I cani sono sono tutti e tre sotto il computer di fianco.
Il papa’ guarda il match di boxe thailandese alla tele.
La mamma canta la ninna nanna ai bambini.

E te sei li’.
Spettatore di un mondo virtuale.
Fatto di risultati calcistici.
Di messaggi di posta elettronica.
O mappe dei posti che vuoi visitare.

E dall’altra parte.
Un mondo fatto di carne, odori, ninne nanne e nonne che dormono.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ nuvole all’orizzonte.

Con quegli occhi un po’ cosi’…

Turtle

Koh Tao.
Che piovono noci di cocco.

Non ce n’e’.
La natura si diverte a distribuire privilegi.
In modo molto.
Molto arbitrario.

Alcune creature sono bellissime.
Altre sono spaventose.
Altre ci fanno ribrezzo.
Alcune ci disgustano.
Altre ci spaventano a morte.
E molte, moltissime, passano quasi inosservate.
Che sembrano medie.
Fuori da ogni gioco di spettacolarizzazione dell’incontro.

E poi ce ne sono altre.
Che semplicemente le ami.
Che non incontrerai mai.
In tutta la vita.
Uno che ti dira’ che non sopporta una di queste meraviglie.

Perche’ quando sei in acqua.
A venti metri di profondita’.
Stai guidando per la terza volta in vita tua un gruppo di diver.
Che vuol dire che sei quello che guida la minicarovana subacquea.
E giri l’angolo.
Via Anemoni, corallo numero sette.
E ti guardi in faccia con una Tartaruga Marina.

Con quegli occhi da fattona incredibile.
Che sembra si sia fumata tutto quello che c’era la sera prima.
Che un po’ l’occhiolino te lo strizza.
Ti viene incontro.
Ti guarda, ma soprattutto si fa guardare.
Da te e dagli altri quattro che ti seguono.
Tutti e cinque completamente in estasi.

Che la’ in fondo.
Pure l’istruttore che mi fa da supervisor.
Lo vedi che’ e’ tutto felice.
E lo capisci dal rivolo di bolle che gli esce dalla maschera.
Che diventa idromassaggio di eccitazione.

Che glielo perdoniamo.
A sta natura.
Di essere, a volte, cosi’ ingiustamente bella.

Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe e’ il supervisor di minizingari sottomarini.

Peht Ekkul

Peht Ekkul

Koh Tao.
Sereno Variabile.

Uno puo’ sforzarsi quanto vuole.
Cercare di fare foto belle.
Informarsi per migliorarsi.
E poi ti capita di incontrare chi ce l’ha dentro.
Chapeu.
Inchino al talento.
Qui a Koh Tao ogni tanto passa un ragazzo.
Peht Ekkul.
Thailandese di Bangkok.
Fotografo subacqueo.
Che le parole non servono a niente.
La foto qua sopra e’ un regalo che ha fatto al Tripcafe.

La cosa divertente e’ che quando partecipa ai concorsi.
Arriva primo e secondo.
Tutte le volte…

Il ragazzo poi.
Come dargli torto.
Si e’ scelto casa base a Byron Bay, Australia.
Uno di quei posti no… che proprio non ti da’ ispirazione alcuna…

Ha un gruppo su Facebook.
Godetevi sta meraviglia.

Peht Ekkul Photography

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog  e’ la pubblicita’ Aiazzone.

Ingredienti

assosub

Koh Tao.
Un po’ grigio un po’ pioggia.

Che alla fine dipende tutto da quello che uno ci mette.
In piu’.

A Koh Tao ci sono (ufficiali) 54 scuole di sub.
Per un’isola lunga sette chilometri e larga due o tre.
Ovunque vai.
Ristorante.
Bar.
Baretto.
Spiaggia.
Incontri sempre qualcuno che fa immersioni.
A volte qualche istruttore.
Altre qualche dive master.

E ti rendi conto.
Che ancora un’altra volta.
E’ solo e sempre questione di passione.

Ripenso a quando frequentavo la scuola sub di Treviglio.
www.assosubtreviglio.it
Tre mesi per prendere il brevetto Open Water.
Lezioni infinite in piscina a Cassano.
Con basi che andavano dalle pure immersioni all’apneismo.
Sedute e serate teoriche.
Fotografie.
L’eta’ media era tra i 16 e i 60 anni.
Tre generazioni a confronto.
E tre tra gli istruttori piu’ grandiosi che si possano immaginare.

Persone che finito il lavoro.
Arrivavano.
Col sorriso.
E ti mettevano a disposizione esperienze infinite.
A volte trent’anni di immersioni al tuo servizio.

Gente che si prepara per mesi.
Per fare  immersioni in Liguria.
Fondali bellissimi.
Ma.
Liguria.
Dove se ti va bene vedi un dentice e tre stelle marine.

Ma che comunque poco importa.
Perche’ immersioni voleva dire.
Il viaggio in pullmann.
Mille storie.
Che poi cliente e istruttore non faceva nessuna differenza.
Un gruppo di gente appassionata a cui piace fare immersione assieme.
E condividere.

Qui.
Ti capita di vedere cose assurde.

Tre ragazzi che si immergono.
Vedono Angel Fish.
Trigger Fish.
Pesci pagliaccio.
Anemoni.
Gruppi giganti di barracuda.
Escono.
E…
Se ne sbattono il c…o.
Si lamentano che la batteria della macchina fotografica si e’ scaricata subito.
Corrono dall’istruttore, si fanno registrare l’immersione e poi via.
Incazzati che forse perdono il treno per la Cambogia…

Immersione a Koh Tao: FATTA.
Un’altra tacchetta sulle esperienze da fare durante l’anno di collezione di imprese da mettere su facebook.

Senza parole.

Che poi magari ti chiedi.
Ma cosa volevano vedere che non hanno visto?
Il famoso pesce pompa?
Per quello basta andare a Jesolo quando c’e’ l’ondata delle Tedesche…
Pera non ridere…

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog gli manca la tacchetta del Full Moon Party…