Gunung Batur

Kedisan.
Con dritto in faccia il Gunung Batur.
Giorni di Vulcani e Monti Fato.
Un po’ per avventura.
Un po’ per camminare.
E soprattutto.
Per trovare un po’ di aria fresca dopo Lovina.
Come quasi tutte le montagne di Bali.
Il Gunung Batur.
Pure lui.
E’ un vulcano.
1717 metri di altezza.
All’anagrafe, nei segni particolari.
Spicca la voce: attivissimo.
Che lo capisci subito dal paesaggio lunare circostante.
Pennellate di nero vivo che spuntano dal verde rigoglioso delle colline.
Che ogni tanto si mette a piangere lava.
A rendere il paesaggio ancora piu’ suggestivo e’ il lago Batur.
La zona, nonostante l’attrazione del vulcano.
E la bellezza del lago.
Ha un turismo davvero poco sviluppato.
E lo noti subito dalla mancanza di strutture.
E dagli hotel.
Davvero spartani rispetto la media balinese.
I villaggi che sorgono alle pendici del vulcano sono davvero incredibili.
Salto profondo in un passato dai tratti indefiniti.
Il mondo, ma soprattutto il tempo, sembrano essersi fermati.
Treni persi in stazioni immaginarie.
O treni forse mai nemmeno passati.
Treni che la gente di qua non ha poi nemmeno tanta voglia di prendere.
Forse.
Troppo impegnati nella vita dei campi.
Tra una preghiera e l’altra.
Tra un voto agli altari e un offerta ai templi.
Bambini che magari non hanno mai nemmeno visto l’ombra di una scuola.
Che riconoscono un libro dall’odore.
Non dai contenuti.
Ma con le mani sporche di terra.
Il sorriso di milioni di anticorpi.
E le facce sane di chi la terra la mangia.
Stay tuned.
Che chi non viene sul tripcafe ha perso il suo tesssssssoro.












